Il suono nel passato
Le forme sonore basilari hanno anche interessato popoli di ere precedenti alla nostra. L'analisi dei
funzionamenti e delle caratteristiche fisiche del soggetto in questione ebbero un aspetto scientifico
solo da quando Galileo Galilei iniziò ad interessarsene.
Le scoperte di Galilei
Gli Elleni non prestavano particolare attenzione all'analisi del funzionamento e delle caratteristiche
fisiche del suono, nonostante il fatto che apprezzassero il suono in sè e la studiarono al punto che scoprirono
la relazione che esso ha con l'aritmetica.
Pitagora notò infatti che un'ottava musicale riproduceva una relazione tra
frequenze di due ad uno e sviluppò una regola che rapportava le armonie delle note con i numeri,
visto che secondo lui le note erano numeri applicati opposti a quelli puri dell'aritmetica.
Aristotele, quando si occupò del soggetto, fece deduzioni corrette e precise su come il
suono si creava e si propagava, ma sino al XVII secolo circa non furono scoperte osservazioni
tecnicamente precise sul soggetto.
Ciò avvenne solo quando Galileo Galilei si mise ad analizzare
seriamente il soggetto. In un suo lavoro chiamato "Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a
due nuove scienze attinenti alla meccanica", stabilì il rapporto tra altezza e frequenza del suono, tra le leggi che
riguardavano l'armonia e la dissonanza, e fornì inoltre una teoria riguardante il come la normale
frequenza di una corda tesa, era in relazione a peso, lunghezza e tensione della
corda stessa.
Per mezzo di Galileo quindi l'acustica entrò nel campo scientifico.
Il '600 e il '700
Il francese e studioso di matematica Marin Mersenne fece delle analisi per conoscere il soggetto,
stimando il tempo in cui l'eco di un suono tornava indietro e in questo modo stabilì la velocità del
suono con un'approssimazione pari al 10%.
Costui riuscì anche a stabilire la frequenza di una nota d'altezza specifica.
Fece un esperimento scientifico con una pesante e lunga corda della quale
misurò la frequenza di vibrazione, visto che il suo movimento era talmente lento che poteva essere
valutato persino ad occhio.
Dopo di questo fece delle analisi tecniche riguardanti la frequenza di
una leggera e corta corda che creava suoni che potevano essere percepiti.
Durante il 1660 Robert Boyle, che era un uomo di scienza di quell'epoca, stabilì che, perché un
suono si potesse propagare nell'ambiente, questi aveva bisogno di un qualche mezzo che fosse
gassoso, solido o liquido affinché si potesse diffondere nell'ambiente. Mise dentro un contenitore
chiuso, nel quale venne creato il vuoto, una campana, la quale nonostante fosse percossa non rilasciava
nessun suono.
La messa in relazione del suono con la matematica cominciò con Newton che, quando scrisse
Philosophiae Naturalis Principia Mathematica (I principi matematici della filosofia naturale, 1687),
dimostrò che ogni fluido dipendeva solo da proprietà misurabili, quali densità ed elasticità, e misurò
quanto il suono andava veloce nell'aria.
Durante il secolo XVIII ci furono degli sviluppi ed avanzamenti ma solo principalmente per quel
che riguardava la teoria del soggetto.
Un mezzo scientifico non usato prima fu il calcolo
differenziale, che venne usato in diverse aree. Jean-Baptiste le Rond d'Alembert, Giuseppe Luigi
Lagrange, Johann Bernoulli ed Eulero, che erano matematici, analizzarono con interesse cose quali
timbro e altezza riguardante il suono creato da certi mezzi, e fecero un'attenta analisi dei metodi di
trasmissione di suoni sempre con vari mezzi.
Il suono venne poi ampiamente analizzato dal punto di
vista matematico grazie all'analisi fatta da Jean-Baptiste-Joseph Fourier nel 1822 sull'armonia, e
poi relazionata alla teoria riguardante il suono grazie a Georg Simon Ohm.
L'800 e il '900
Durante il 1800 si fecero passi avanti per quel che riguarda il soggetto dell'acustica. Nel 1826
Jacques Sturm, che era un matematico dai natali francesi, fece un'analisi accurata di quanto
velocemente il suono si trasmettesse nell'acqua; dopo questa scoperta, vennero fatte diverse altre prove per
analizzare il soggetto della velocità del suono con cose tipo sirena o stetoscopio (Il famoso effetto doppler).
Venne scoperta la legge per
la quale il suono si trasmette con una certa velocità in base alla densità ed elasticità del mezzo, ma
non dalla frequenza dell'onda.
L'interesse della scienza si concentrò poi sul come stabilire degli standard
comuni per quel che riguardava le altezze del suono; la Francia, nel 1859 istituì il concetto che il LA che
seguiva il DO centrale nei tasti del pianoforte avessu una frequenza di 435 Hz.
Questo criterio venne
poi adottato in diversi altri posti nel mondo. Nel 1900 si crearono cose come microfono, telefono e
alcuni tipi diversi di registratore, però sino al 1900 non ci furono mezzi adatti a far sì che l'analisi
delle caratteristiche specifiche del suono fosse meno complessa e più precisa.
Tramite oscillatori di
tipo elettronico oggigiorno è possibile creare onde d'ogni genere, le quali successivamente possono
essere trasformate in suono tramite mezzi elettromagnetici o piezoelettrici. In modo opposto,
tramite un microfono, si possono trasformare i suoni in onde elettriche, le quali possono essere
successivamente ingrandite per mezzo di strumenti elettronici (noti col nome di amplificatori) e sottoposte
ad un'attenta analisi tramite un oscilloscopio funzionante a raggi catodici.
Oggi, grazie alla tecnologia moderna, sia il
suono sia la registrazione dello stesso possono essere fatte con alta fedeltà.
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